case della Vetra

realtà e vagheggiamenti dalla città di Milano
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Mi imbatto online in questo piccolo film girato tra le stazioni di Milano nel 1977 (con pellicola Kodachrome Super8).Noto che la voce degli annunci, quelli tipo “attenzione, treno in arrivo al binario 3, allontanarsi dalla linea gialla” da allora non è mai cambiata.

Leo Ferré, da Monaco di Baviera, oltre a una carriera di enorme successo a Parigi e in generale in Francia amò molto l’Italia, scrisse molti pezzi in italiano e visse vicino a Siena per vent’anni, fino alla morte nel 1993. Questa canzone è forse la canzone italiana più visceralmente immersa nella città di Milano: un pezzo che fa emergere dal sottosuono le viscere del poeta e dal cemento lo scheletro buio dell’amore.

Sono giunto in questa città una sera d’inverno: faticosamente il sangue ha fatto abitudine agli agguati della nebbia. Nasceva dalla terra, penetrava i muri, veniva fuori in certe ore dalle concimaie della periferia e la bocca faceva acre, le reni acide.

La finestra della mia stanza guardava una vasta parete di confine, cieca, bianca, che lungamente poi m’è rimasta nel sonno; mi dissero che nei giorni sereni avrei potuto vedere la Brianza e le Alpi. Per un’intera stagione dal cortile profondo come un pozzo e opaco, non è venuta su nessuna voce: mi piaceva nel cuore della notte il rumore dell’ultimo treno che passava sul ponte della vicina stazione di Lambrate e partiva per la riviera, e alla prima alba lo squillo, così distante, della trimbetta del lattaio.

Poi ho conosciuto la pietra delle case, sensibile alle stagioni più della scorza degli alberi, una pietra vischiosa, cresciuta al buio e all’umidità. La nebbia mi si palesava meno ostile; l’alba si spegneva nella sua falsa luce con occhi d’agnella, clementi, e cieli si facevano così bassi che la zolla franta ne odorava. Una mattina l’aria mi parve più chiara e sonora intorno alle case che cominciavo a scoprire; vidi una colomba sopra il cancello di una villa in via Porpora, la testa in attesa, in amore. Quando, dopo, la colomba scomparve, non ci fu più alcun sostegno tutt’intorno e la neve cominciò a cadere. 

Avvenne che in un giorno d’aprile, dalla finestra di fronte, una donna venisse a cantare; così ci si accorse della primavera sebbene anche le primule fossero nate. La Lina non ha voluto mai credere a quel miracolo: diceva sempre  che io avevo comprato il vaso bello e fiorito a San Babila in una serra.

Leonardo Sinisgalli da Pagine milanesi